lunedì 31 marzo 2008

(Alta White da Cross Corner Projections 1968, James Turrell)



Sculture di luce


“…[l’opera] non rappresenta né causa la luce, ma è fatta fisicamente di luce.”


Sculture di luce, un progetto nato all’interno del corso di Teorie del colore tenuto dal prof. Roberto Casati all’Università IUAV di Venezia durante l’Anno Accademico 2007/2008.

Sculture di luce (Andrea Stomeo e Francesco Scarpa) ha riproposto, con tecniche differenti, alcune delle prime installazioni di James Turrell (in particolare Afrum-proto, 1966), con l’intento dare, all'osservatore, l'impressione di vedere un solido in rilievo per mezzo di proiezioni bidimensionali.


“L’intento di Turrell è quello di materializzare la luce, di impiegarla come elemento fisico e di sfruttare la percezione visiva. Più specificamente, l’arte di Turrell non si occupa di luce e percezione, ma è fisicamente fatta dalla luce e fisiologicamente dalla percezione.
Le prime installazioni di questa serie furono realizzate da Turrell, tra la fine degli anni ‘60 e l’inizio dei ’70, in alcune stanze del suo studio (l’ex Hotel Mendota, a Ocean Park, California) trasformate in puri volumi scatolari, con le pareti rifinite a stucco liscio e pittura bianca, e i soffitti isolati acusticamente; le eventuali finestre furono murate. Un fascio luminoso, tramite un dia-proiettore agli alogenuri di quarzo , veniva indirizzato verso l’angolo della stanza prescelta, in una determinata area, creando l’illusione di un volume in rilievo, sospeso tra pavimento e soffitto: in Afrum-Proto (1966) si percepisce l'immagine di un parallelepipedo luminoso ancorato al diedro formato da due pareti verticali.


(Afrum Proto da Cross Corner Projections 1968, James Turrell)




L’effetto rilievo è ottenuto canalizzando la luce del proiettore in mascherine opache opportunamente forate: nel caso di Afrum-Proto, il foro ha la forma di un esagono irregolare che, se proiettato interamente su una parete, apparirà come un’immagine ingrandita del suo stesso contorno; direzionando invece il fascio luminoso verso lo spigolo della stanza “...si avrà l’impressione di un solido che sembra comportarsi secondo le leggi della prospettiva lineare. Quando le immagini sono proiettate negli spigoli, la luce ambientale riflessa direttamente dall’area illuminata fa sì che l’intersezione dei muri sopra e sotto l’immagine sembri sia effettivamente collocata dietro il solido apparente.”creano l’illusione di uno spazio tridimensionale non completamente coincidente con lo spazio fenomenico.



(Alta Pink da Cross Corner Projections 1968, James Turrell)




Alcune lastrine metalliche (o di vetro lavorato a specchio), nel formato diapositiva, adeguatamente forate vengono proiettate dall’autore, secondo precise angolazioni, su spigoli o di superfici murarie adiacenti, immacolate e immerse nell’oscurità.



(Afrum Proto da Cross Corner Projections 1968, James Turrell)


[…]Turrell, attraverso la sperimentazione, tenta di indagare sul confine percettivo tra realtà e illusione.”


Estratti da: Un’alba nel vuoto. Luce, spazio e tempo nel Roden Crater Project (laurea honoris causa a James Turrell, relazione generale) di Agostino De Rosa, Università IUAV di Venezia, 2007.




Il nostro lavoro
La prima tecnica, la prima realizzazione del progetto, è stata dedicata alla proiezione/creazione del “solido” sull’angolo di una stanza. Con del semplice cartone ritagliato è stato realizzato un tubo di forma triangolare di 80 cm di lunghezza. Dopo aver puntato la lampada in asse con l’angolo del muro, sono state spente le altre fonti di illuminazione (per favorire l’oscurità dell’ambiente). Una delle aperture del tubo di cartone è stata posta adiacente alla lampada cosicchè vi fosse una minore dispersione possibile di luce. Il tubo è stato poi sistemato in modo da poter proiettare il fascio luminoso in direzione dell’angolo. Grazie all’effetto creato dallo angolo del muro, la proiezione bidimensionale del triangolo ha assunto un aspetto tridimensionale tale da far percepire e riconoscere (all’osservatore) una piramide.




La seconda tecnica ha portato alla costruzione di una sorta di dispositivo portatile che permettesse la riproduzione dello stesso effetto delle precedenti tecniche, ma senza l’ausilio di apparecchiature e/o ambienti particolari (quali la lampada al tungsteno, il dia-proiettore, stanze buie, etc…).
Allo scopo si è utilizzato un contenitore parallelepipedo.




Uno dei lati corti del contenitore è stato reso intercambiabile, così da permettere al fruitore di poter modificare le figure visibili durante l’utilizzo. Su ogni cartoncino intercambiabile è stata sagomata una figura geometrica regolare (nel caso specifico un triangolo e un rettangolo) di grandezza variabile tra i 4 e i 5 cm. All’interno del contenitore, a metà della stesso è stato posto un cartoncino piegato ad angolo retto (in asse con il foro d’ingresso della luce), con le estremità ancorate ai lati lunghi. Dalla parte opposta al foro di ingresso della luce, è presente un foro attraverso cui poter osservare all’interno del contenitore. Puntando il contenitore verso una fonte luminosa è stato possibile ottenere la stessa immagine raggiunta con le due tecniche precedentemente illustrate.




La terza tecnica non è stata altro che la riproposizione delle installazioni originali di Turrell. Sul telaietto di una diapositiva sono state sagomate con del semplice nastro isolante, le sagome di un triangolo e di un rettangolo. Il telaietto è poi stato caricato su un dia-proiettore, successivamente puntato sull’angolo di superfici piane all’interno di un ambiente buio.






Materiali utilizzati:

- tecnica n.1:

• lampada al tungsteno da 800 W
• solido triangolare di cartone
• una stanza totalmente buia
• un angolo della stanza (o qualsiasi altra superficie angolare, possibilmente bianca e liscia)


- tecnica n.2:

• parallelepipedo
• cartoncino fine
• una qualsiasi fonte di illuminazione


- tecnica n.3:

• dia-proiettore
• telaietto per diapositiva
• una stanza totalmente buia
• un angolo della stanza (o qualsiasi altra superficie angolare, possibilmente bianca e liscia)


Conclusioni
La tecnica n.2 (proiezione della sagoma con il dia-proiettore) si è rivelata la migliore in quanto i bordi risultano molto più definiti e facilitano maggiormente la percezione del “solido”. Inoltre sono risultate molto più adatte allo scopo superfici bianche e lisce, in quanto l’effetto ottenuto risulta molto più convincente.
Geometrie di luce, solidi sospesi, luce e immaterialità… sorprende l’effetto di palpabilità che si crea osservando qualcosa che non è nulla di più di una proiezione: luce e immaterialità, impalpabilità. Il cervello viene ingannato dalla profondità non propria del soggetto preso in esame all’interno del campo visivo. Le 3 dimensioni sono effettive, ma vi è una compensazione e fusione di diversi elementi (luce, forma, angolo…) che restituiscono un’immagine altra, piacevolmente e fascinosamente distorta.

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